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I chirotteri

I chirotteri (comunemente noti come pipistrelli) sono un gruppo di mammiferi di grande interesse conservazionistico. Vi appartengo infatti un quarto delle specie di mammiferi del mondo  e quasi tutte sono caratterizzate da uno stato di conservazione non favorevole. Per questo tutte le specie europee sono protette a livello comunitario.
Si tratta di un gruppo faunistico difficile da studiare, a causa delle abitudini elusive e della loro particolare ecologia. Prima del 2003, all’Alpe Veglia e Devero era nota solamente la presenza di una specie. Le indagini condotte successivamente hanno permesso di individuare una comunità ben più ricca di quando ci si sarebbe aspettato in un area di alta quota. Sono state infatti rinvenute ben 14 specie, alcune delle quale di grande interesse, come il serotino di Nilsson ed il vespertilio di Brandt.

I pipistrelli sono gli unici mammiferi che hanno sviluppato la capacità di volare attivamente, esattamente come gli uccelli. A differenza di questi ultimi il loro corpo non è ricoperto di piume, ma di pelo e le ali, prive di penne, si sono generate da una modificazione della struttura della mano e del braccio e sono formate di una sottile membrana di pelle (patagio) che permette il volo.
Dal punto di vista tassonomico appartengono all’ordine dei Chirotteri e giocano un ruolo importante nella biodiversità dei mammiferi presenti sulla terra essendo secondi, come numero di specie, solo ai Roditori. In tutto il mondo si conoscono circa 1.100 specie, 34 delle quali presenti in Italia.
Le moderne tecniche di analisi genetiche hanno permesso di scoprire, negli ultimi anni, specie altrimenti non distinguibili, perché assai simili morfologicamente ad altre; è l’esempio del piccolo pipistrello pigmeo Pipistrellus pygmaeus, solo negli ultimi anni distinto dal pipistrello nano Pipistrellus pipistrellus, dell’orecchione alpino Plecotus alpinus, separato dall’orecchione bruno Plecotus auritus.
Nelle aree tropicali ed equatoriali vivono i cosiddetti Megachirotteri, spesso chiamati volpi volanti: generalmente di grande taglia, si nutrono di materiali vegetali quali nettare, polline e frutti e svolgono un ruolo importante nell’impollinazione e nella dispersione dei semi di molte specie vegetali. La gran maggioranza dei Chirotteri, però, incluso quelli europei, appartiene ai Microchirotteri, più piccoli e soprattutto dotati di un affascinante ‘sesto senso’: l’ecolocalizzazione.

 Ala di pipistrello albolimbato Pipistrellus kuhlii

Pur essendo dotati di occhi e vedendo piuttosto bene, i Chirotteri hanno evoluto un sofisticato sistema di orientamento. Attraverso un “biosonar” emettono ultrasuoni i quali, rimbalzando sugli oggetti circostanti, tornano all’animale che li ha prodotti sotto forma di eco. Il tempo intercorso tra emissione e ritorno consente al pipistrello di determinare la distanza dell’oggetto colpito con impressionante precisione. Altre proprietà riscontrate nell’eco consentono di acquisire dettagli sugli ostacoli investiti dagli ultrasuoni e in tal modo, i pipistrelli possono distinguere le diverse specie d’insetti di cui si nutrono.
Gli ultrasuoni hanno frequenze superiori a quelle percepibili dall’orecchio umano. Per ovviare a quest’inconveniente e utilizzare i segnali di ecolocalizzazione per lo studio dei pipistrelli, i ricercatori impiegano speciali strumenti, detti bat detector, che trasformano gli ultrasuoni in suoni udibili. I bat detector più moderni impiegano un meccanismo detto di “espansione nel tempo”: gli ultrasuoni vengono ‘rallentati’, in genere secondo un fattore 10, diventando udibili ed analizzabili con speciali software per lo studio dei suoni. In questo modo è possibile monitorare l’attività di caccia dei Chirotteri, e in molti casi pervenire all’identificazione delle specie.

 Due modelli di bat detector

Spettrogramma di un segnale di ecolocalizzazione di pipistrello nano Pipistrellus pipistrellus registrato a Crampiolo (Alpe Devero) il 12 agosto 2003

Lo studio della dieta delle diverse specie di Chirotteri europei, attraverso l’analisi al microscopio delle parti indigerite delle prede presenti negli escrementi, ha evidenziato come l’alimentazione è costituita da insetti e altri invertebrati. Esistono però alcune specie che possono occasionalmente catturare piccoli vertebrati come il Vespertilio di Daubenton Myotis daubentonii e il Vespertilio di Capaccini Myotis capaccinii, i quali che si nutrono anche di pesciolini che catturano sulla superficie dell’acqua o come la rara Nottola gigante Nyctalus lasiopterus che può cibarsi, oltre che di insetti, di piccoli uccelli.
I Chirotteri superano la stagione invernale rifugiandosi in siti sufficientemente tranquilli con condizioni di temperatura e umidità costanti, dove trascorrono in letargo periodi più o meno lunghi rallentando tutte le attività corporee, incluso la frequenza respiratoria e il battito cardiaco, consumando poca energia e sopravvivendo grazie alle riserve di grasso corporeo accumulate nella bella stagione. In questo periodo è estremamente importante non disturbare i siti di svernamento dei pipistrelli, destarli dal letargo significa far loro consumare preziose riserve energetiche ed esporli a rischio di morte. Durante il letargo i pipistrelli possono svegliarsi spontaneamente specialmente nei giorni in cui le condizioni ambientali diventano propizie a una caccia notturna.
Gli accoppiamenti avvengono nei mesi autunnali e gli spermatozoi vengono trattenuti quiescenti nelle vie genitali delle femmine che ovulano solo a letargo ultimato, in primavera, per consentire la fecondazione.
Con l’arrivo della primavera, cessa la fase di letargo e le femmine, dopo un certo tempo, si radunano in rifugi riproduttivi (nursery) ove, tra giugno e luglio, danno alla luce i piccoli (in genere uno solo). Dopo poche settimane, i piccoli sono perfettamente abili al volo, del tutto simili agli adulti.
Sebbene i pipistrelli siano spesso immaginati quali esclusivi abitatori delle grotte, di fatto diverse specie possono rifugiarsi anche in strutture costruite dall’uomo (soffitte, cantine, muri, alloggiamenti degli avvolgibili, ponti) nonché nelle cavità degli alberi. Le caratteristiche dei rifugi cambiano in relazione alla specie e alla fase del ciclo vitale.

Spettrogramma di un segnale di ecolocalizzazione di pipistrello nano Pipistrellus pipistrellus registrato a Crampiolo (Alpe Devero) il 12 agosto 2003 

La ricerca nel Parco

Nell’estate 2003 è iniziata una ricerca nel Parco Naturale Alpe Veglia e Alpe Devero finalizzata ad acquisire informazioni sulla distribuzione e sull’uso degli habitat da parte delle diverse specie di Chirotteri presenti nell’area protetta. Fino ad allora gli unici dati di presenza certa erano riferibili ad un’unica specie l’Orecchione bruno Plecotus auritus.
L’indagine, della durata di tre anni, viene effettuata mediante la ricerca di rifugi (case abbandonate, chiese), catture con reti nelle aree di caccia o lungo linee preferenziali di volo e con l’uso del bat detector.
I primi risultati hanno permesso di accertare la presenza di almeno 8 specie di Chirotteri (pipistrello nano Pipistrellus pipistrellus, vespertilio mustacchino Myotis mystacinus, vespertilio di Natterer Myotis nattereri, barbastello Barbastella barbastellus, orecchione Plecotus sp, nottola di Leisler Nyctalus leisleri, serotino di Nilsson Eptesicus nilssonii, molosso di Cestoni Tadarida teniotis) . Di queste, il Pipistrello nano Pipistrellus pipistrellus è la specie più comune, contatta in più località del Parco, ma non mancano le rarità come il Barbastello Barbastella barbastellus, presente in Piemonte in pochi siti di svernamento sulle Alpi occidentali e con un’unica area di riproduzione, attualmente conosciuta in Italia, nel Parco Nazionale d’Abruzzo.
Particolarmente interessante è la presenza nella piana di Devero del Serotino di Nilsson Eptesicus nilssonii, specie non ancora segnalata in Piemonte, ma presente in maniera continua nelle Alpi centro orientali. I dati attualmente disponibili per questa specie nel Parco sono relativi ai caratteristici segnali di ecolocalizzazione di individui in caccia registrati presso fonti luminose e i vari tentativi di cattura, allo scopo di confermare in maniera certa la presenza della specie, non hanno per adesso dato esiti positivi e si spera nelle stagioni a venire.
I dati preliminari raccolti nel 2003 permettono di fornire un primo quadro sulla Chirotterofauna presente nel Parco e i risultati finali consentiranno all’Ente Parco di adottare specifiche misure di conservazione per i pipistrelli e di gestione degli habitat di caccia di questi splendidi mammiferi minacciati dal disturbo, dalla distruzione dei loro rifugi e dalla scomparsa delle loro aree di alimentazione.

Pipistrello in una rete durante le operazioni di monitoraggio

Barbastello Barbastella barbastellus, una delle specie più rare presenti nel Parco 

Testi e foto di Roberto Toffoli.

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