Lynx lynx

La Lince

La lince (Lynx lynx) vive prevalentemente nelle aree boscate, ma utilizza anche gli spazi aperti oltre il limite della vegetazione arborea. Il colore del pelo può variare dai toni grigi invernali a quelli marroni-rossicci dell’estate. Caratteristici sono i ciuffi di peli sulle orecchie e le fedine (folta barba sui guanciali).

È il più grande felino europeo e vive mimetizzandosi alla perfezione. Al crepuscolo e di notte le linci vanno a caccia di prede, in completa solitudine. Solo nei mesi dell’accoppiamento, da febbraio ad aprile, la coppia si unisce per qualche giorno per poi separarsi nuovamente.
I cuccioli della lince, solitamente due, vengono al mondo in grotte o sotto i rami di alberi caduti a terra. Sono allevati dalla sola madre e vengono allattati per alcune settimane, finché non vengono iniziati alla caccia. Dopo circa dieci mesi la madre li respinge. Molti non sopravvivono al primo anno di vita: i piccoli devono infatti riuscire a trovare il proprio territorio. È la premessa fondamentale per la loro sopravvivenza e la riproduzione della specie.

È un carnivoro puro e generalmente mangia solo ciò che caccia, ma può nutrirsi anche di carcasse. Le prede d’elezione in ambiente montano sono il capriolo e il camoscio, ma vengono predati anche volpe, cervo, lepri, marmotte e più raramente giovani cinghiali, piccoli roditori, pesci e uccelli. Tra gli animali domestici vengono predati pecore, capre, e gatti randagi.
La situazione della specie in Europa, ed anche sulle Alpi e in Italia, è delicata. La lince si era estinta in quasi tutta l’Europa occidentale nelle zone di fondovalle nell’Ottocento, ritirandosi nelle zone montuose, per la pesante trasformazione dell’ambiente, per la caccia diretta e per la riduzione delle sue prede preferite a causa sempre dell’uomo (caprioli, camosci).
La lince ha iniziato a riprendersi negli anni Settanta grazie soprattutto ad una serie di progetti di reintroduzione fra Svizzera, Austria, Francia e Slovenia che hanno avuto alterne fortune, e anche grazie a un forte incremento numerico delle specie preda e al recupero di ambienti idonei alla presenza del felide.

Attualmente la lince non è presente, almeno in maniera stabile, all’interno del Parco.